esattamente come ogni cosa, una città può essere quardata da punti di vista differenti, secondo diversi criteri. ci si può interessare dell'aspetto urbanistico, di quello economico ed organizzativo, di quello culturale e turistico... io la guarderò sotto quello del cittadino appartato, dell'innamorato segreto. osserverò cosa succede quando la gente dorme, quando i lampioni sono accesi, quando la città si libera dal peso delle persone per tornare se stessa.
parlando di torino non si può non rimanere colpiti dall'incongruenza di alcuni particolari. una città ricca di cervelli, di invenzioni e tradizioni che non viene menzionata per questo, che non si fa pubblicità restandosene appartata. solo di recente, con le olimpiadi ed il tentato restyling, stiamo cominciando ad espanderci sul mercato turistico.
e qui compaiono le molte facce di torino, capace di farsi violentare da pali in acciaio gialli fosforescenti e da parcheggi dissacranti. abbastanza forte da resistere anche a questo e non perdere la sua magia. combattutta tra la voglia di svago, divertimento ed il bisogno di inventare, inventarsi un lavoro.
dopo aver faticosamente resistito all'assalto di-strutturatore, ora cerca una sua normalità, incapace però di cedere ai compromessi richiesti per la trasformazione. sembra infatti che gli stessi palazzi, i cortili e le meraviglie nascoste negli angoli più impensabili construiscano anfratti, proteggano nicchie, angoli d'ombra in cui preservare il proprio spirito.
quando la gente dorme e nessuno guarda da li riconquista tutto, si riappropia dei portici , prima invasi da turisti e maniaci dello shopping, ora visibili come un unico tunnel di luce, perfettamente vuoto. allora da piazza castello si vede la collina, attraverso il buco della serratura che si apre su piazza vittorio. le macchine non passano e le pietre della strada riflettono la luce dei lampioni. si ricomincia così a respirare la vera aria di questa città , quella magica, quella nostalgica, in cui senti tutto ciò che c'è stato prima, che te ne fa sentire parte.
una città che unisce che unisce in se la storia e la tecnologia, la religione e l'esoterismo, il barocco ed il moderno, la prodzione e l'arte, restando in ogni caso uno dei posti migliori dove vivere al giorno d'oggi.
ho avuto la fortuna di nascere nella mia città, già mia prima che ci arrivassi, e di conoscerla pian piano, a spicchi, innamorandomene dolcemente.
4 aprile 2007
31 marzo 2007
pensando al futuro
l'apatica ricettività che mi ha posseduto in questi giorni sta lentamente scemando, lasciando vacante e vagamente caldo un posticino nel mio cervello. nicchia di fantasia informe presto caduta agli assalti del nuovo, dell'innovativo. dell'ignoto.
trovo terribilmente interessante, oltre che un po' snervante, il mio ricadere sempre negli stessi meccanismi. ingranaggi atti a proteggermi che in realtà fanno sembrare ogni mio gesto una follia. questo perchè non hai visto cosa volevo fare realmente. quello che è uscito ne è una vaga ombra, e certamente il ricordo non darà onore al gesto. ma penso che avrei suscitato più scalpore diventando davvero nuovo, davvero me stesso. davvero, non credo di poterlo fare così tutto di un colpo. mi scopro a sognare disgrazie, cataclismi che sconvolgano la mia vita, togliendomi il peso di una scelta che ho fatto e che continuo a rinnovare giorno per giorno, liberandomi dall'orrido pensiero che possa essere solo colpa mia. quando troverò il coraggio di buttare via la mia vita, come amano definire questa necessità potatrice, allora sarò davvero libero. allora sarò veramente vivo.
trovo terribilmente interessante, oltre che un po' snervante, il mio ricadere sempre negli stessi meccanismi. ingranaggi atti a proteggermi che in realtà fanno sembrare ogni mio gesto una follia. questo perchè non hai visto cosa volevo fare realmente. quello che è uscito ne è una vaga ombra, e certamente il ricordo non darà onore al gesto. ma penso che avrei suscitato più scalpore diventando davvero nuovo, davvero me stesso. davvero, non credo di poterlo fare così tutto di un colpo. mi scopro a sognare disgrazie, cataclismi che sconvolgano la mia vita, togliendomi il peso di una scelta che ho fatto e che continuo a rinnovare giorno per giorno, liberandomi dall'orrido pensiero che possa essere solo colpa mia. quando troverò il coraggio di buttare via la mia vita, come amano definire questa necessità potatrice, allora sarò davvero libero. allora sarò veramente vivo.
24 marzo 2007
demonday
12 marzo 2007
7 marzo 2007
come una bilancia
cammino in equilibrio
sul filo dei miei giorni
incurante del baratro
insensibile al vento
forse è più il vento
a essere insensibile a me
mi attraversa senza spostarmi
senza mai riuscire a farmi oscillare
solo il filo oscilla
ed io con lui
come fossimo una cosa sola
come se io non esistessi
forse per la prima volta
non sento la necessità
di buttarmi da una parte
di cedere alla paura dell'incertezza
di autocondannarmi
per sceglermi la condanna
respiro il vento che è in me
mi riempo i polmoni
di aria leggera
rarefatta
vuota
pura
sul filo dei miei giorni
incurante del baratro
insensibile al vento
forse è più il vento
a essere insensibile a me
mi attraversa senza spostarmi
senza mai riuscire a farmi oscillare
solo il filo oscilla
ed io con lui
come fossimo una cosa sola
come se io non esistessi
forse per la prima volta
non sento la necessità
di buttarmi da una parte
di cedere alla paura dell'incertezza
di autocondannarmi
per sceglermi la condanna
respiro il vento che è in me
mi riempo i polmoni
di aria leggera
rarefatta
vuota
pura
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